Aspetti della storia aerea della Seconda guerra mondiale visti da Maffe, modellista livornese.
Lo sbarco In Normandia ovvero: ma in dov’era la Luftwaffe ?...
Ir giorno 6 giugno der 1944 il Commodoro del JG 26 Josef “Pips” Priller si arzò in volo da una
base vicino Parigi cor su fidato Focke Wurf 190 A-8.
Ciaveva solo il gregario con se perché voleva fà una giratina in Normandia per vedè di
reùperà varche chilo di aragoste: Adorfino Galland, che era uso a fa veste ‘ose, ni aveva
‘onfidato che c’era un posticino vicino Lion sur-mere dove poteva atterrà e comprà a poo
dell’astici che levavano di sentimento da quanto erano boni e freschi…
Joseffe, oltre a sonà la fisarmonìa era anco dimolto goloso e, visto che di sciampagne ir su
gruppo ce n’aveva da benedì e santifià (comprato ar 3x2 ai francesi), voleva accozzarci anco
dù crostacei che, come si sa, con quer vino benedetto vanno giù che è un piacere.
Sicchè di bona mattina s’era portato dietro un giovane pilota di nome Gunther.
A questo ragazzo dell’aragoste ‘un gliene importava nulla perché era allergico e sinceramante
avrebbe preferito stassene a gioà a Risìo co’ su colleghi a terra, ma siccome ar capo ‘un si
pole dinni di no ni toccò montà sur su caccia e accompagnallo.
La visibilità quel giorno ‘un era malaccio e Joseffe canticchiava dondolando l’ali a tempo.
“Oh capo, siamo allegri stamane eh ?” ni disse Guntere.
“Mah, ‘osa voi fa, caro ir mì stenterello, iersera ero a Parigi con una bella fia, stamani vò per
aragoste: ma mi dici chi sta meglio?...”
Guntere penzò a dù giorni fa che manca pòo ci lasciava le penne perché un Tempest s’era
incaponito di tirallo giù e ni aveva lasciato un buo sulla ‘oda che ci passava la testa der su
meccanìo.
Potrete capì che non fosse di molto d’accordo con quell’allegrone che magari era anche
bravino a pilotà (101 vittorie scusateci se è pòo) ma un pigliava mai nulla sur serio…
“ In effetti stamane pare ‘un ci sia nessuna a giro”
“ Oh via e poi se si incontra varche Spitte o Mastang t’autorizzo a ingaggialli così ner
frattempo io vò a fa la spesa !...”
“Oh capo !” ni rispose sfavato Guntere “ ma io da solo? Boia deh ma ‘un sono mia
Hartmanne! Con quest’aggeggio ‘un mi trovo ancora bene: lo sa che prima giudavo lo
Stukasse!...con me ci fanno ir tiro ar piccione!...”
“Già hai ragione, ‘un ci penzavo mia che sei una schiappa: vabbè se succede varcosa te
stammi appicciato ar culo…ora stai bono che ciò da trovà ir posto che m’ha detto baffo”.
Erano ormai arrivati vicino ar mare e Joseffe si abbassò per individuare il baracchino dei
pescatori.
A quer punto, cari i mì passionisti della seonda guerra, avrete digià intuito che invece dei
pescatori ir nostro vide un monte di gente che scendeva da strane barche aperte davanti che
parevano fatte cor Lego.
Prillerone lì per lì penzo a una fiera organizzata dai francesi der posto.
Poi guardò meglio e si rese ‘onto che erano militari, i quali appena sentirono ir rumore dei
momotori cominciarono a sbracciassi pè salutà, penzando fossero alleati…
Sovrappenziero Joseffe penzò di contraccambià i saluti: la trombata della notte prima l’aveva
lasciato un poino rintronato, poi facendo corrè lo sguardo si rese ‘onto che ‘un c’era un pezzo
di mare senza una navina/navetta/navona.
Da un cacciatorpediniere, ir cui addetto ar pezzo, aveva visto in una vetrina di un negozio di
modellismo a Londra la scatola Dragon in 1/48 del soggetto, partirono dei traccianti che
inquadrarono bene bene i dù caccia… Ir povero Guntere esterefatto ‘un credeva a su occhi.
“Oh capo ! ma cos’è tutto vesto ‘asino alle sette di mattina ?, boia deh, pare una spiaggia a
ferragosto !...peccato ci stiano tirando: ‘un sarà ir caso di levassi velocemente da
‘oglioni ???...”
“Vuoi vedè che ir nostro barista aveva ragione che l’artra settimana lo disse ma tutti lo
presero per ir culo !... vesta, caro ir mì topo, è l’invasione della Normandia !... porca la
maiala !...proprio oggi che ciavevo già ‘ir sapore dell’aragosta in bocca !...”
Si attaccò alla radio titando moccoli su tutti i capi della Luftwaffe, Ermannino per primo.
Joseffe lo chiamava ir ciccione malefìo perché aveva capito che dell’aviazione a luilì ‘un gliene
importava più nulla… Si scordò di fie e aragoste e fece un passaggio sparando con tutte le armi di bordo.
Guntere dietro che pregava tutti i santi tenendo d’occhio ir cielo, aspettandosi da un
momento all’artro tutta la Raffe a rincorrerlo.
A quel punto furono fatti segno da tutta la contraerea che c’era nei paraggi (era tanta) e i
traccianti li inseguivano che pareva quasi l’ultimo dell’anno…
Avendo lasciato le radio accese dalla base, sentendo tutto ver casino un addetto alla guida
caccia ni disse loro:” Oh bimbi…ne fate un pelo di ‘onfusione pè cercà dù astici !...”
Joseffe, che colla testa incassata ner seggiolino sparava a tutta randa, ni rispose
incazzatissimo:” oh te, testina di cazzo, se torno ‘un ti fare trovà perché ti riempio di
nocchini !...invece di fa lo spiritoso avvisa tutti perché qui è cominciato lo sbarco in
Normandia !!...”
Ir controllore sfavato staccò la ‘omuniazzione penzando che Prillerone avesse, come suo solito,
voglia di ruzzà.
S’accese una sigaretta e disse ar collega:” boia deh, ma Pipse ce n’ha sempre una nova per
piglià per il culo, lo sai cosa m’ha detto ?...che sta volando sullo sbarco in Normandia…”
“Sì… e la scema della sù zia !” fu la sobria risposta “ hai fatto bene a levà ir contatto: noi vì a
fassi ir culo a seguì l’aerei. Loro a divertissi sulla spiaggia !...
Da parte alleata, siccome sulle navi ciavevano da fa ir giusto, seguivano con interesse le
evoluzioni delli unici due aerei visti nella giornata.
Un tenentino di vascello coll’apparecchio ai denti e la semola sulle gote se ne uscì colla frase
che poi diventò storìa: “Boia deh, ma guarda loro lì che coraggio che cianno a venì da soli a
sfidàcci…spero proprio che un li piglino !...”
In effetti alla fine i due piloti riuscirono a sgamà grazie al portentoso culo di Prilerone che
ciaveva un tredici e l’asso di cuori in fusoliera con su scritto Jutta, la quale, contrariamente a
quello che voi malfidati pensiate, non era una fiaccia tedesca ma una maga di Dusseldorfe
che gli aveva predetto la sua sopravvivenza alla guerra, cosa che si avverò puntualmente…
Ner mentre cercavano di tornà alla base videro anco dei Mastang tutti belli lucidi colle
“invesgion straips” nuove di zecca.
Uno di loro cercò anche di avvicinassi ma vedendo che c’era poò divertimento e il rischio di
beccassi un pallino da 20 sotto la ‘oda preferì tornà a mitraglià le linee tedesche perché
faceva molto videogaim colle pallottole traccianti che rincorrevano l’omìni laggiù sotto…
Guntere chiese ar su capo:” Oh comandante ma l’avete visti loro lì ?!... ciavevano delle strisce
tipo pedonale tinte sull’ali…ma cosa vorrà dì ???...”
“Boh…so una sega io…” rispose finissimo Prillerone “magari c’è una festa ‘meriana in questo
periodo…tanto sono strani di nulla con tutte velle donnine gnude tinte sur muso…seondo me
trombano dimolto poino…”
I nostri comunque riuscirono a tornà alla base facendo atteraggi di fortuna coll’aerei ridotti
a colabrodo.
Joseffe fece un casino sovrumano e indicando il sù velivolo urlò ar comandante della base
una frase che anch’essa diventò storìa nelli ambienti della Luftwaffe: “ Oh bellino..’un
penserai mica che tutti vesti buchi me l’abbiano fatti colla fionda i bimbi delle ‘olonie marine
vero ?...”
Ir comandate imbarazzatissimo, perché oramai la notizia dello sbarco s’era diffusa ni rispose:”
Oh via Joseffe, un t’incazzà… vorrà dì che ir tù aereo lo faccio rottamà e coll’incentivi di Albert
(Speer) ti compro un Dora novo di zecca colli interni in pelle e ir cruscotto di vera radìa !...”
Maffe ( Alias Mauro Ferri )