LA GUARDIA CITTADINA
CORPO AUSILIARIO DELLA GUARDIA NAZIONALE

(GARDE NATIONALE)


Introduzione:
Sin dalla sua nascita , la Guardia Nazionale , fu integrata con l ' esercito regolare ed impiegata operativamente in normali compiti di polizia per il mantenimento della sicurezza interna , l'ordine pubblico e -talvolta- anche il servizio in linea. La Guardia Nazionale , nel corso della sua storia,fu chiamata anche ad occuparsi di scorte militari ad importanti dignitari e speciali incarichi ogni qualvolta se ne presentava uno .
I primi incarichi risalgono al periodo dalla Rivoluzione , quando poi il Direttorio ne dispose il
disarmo.
Nonostante ciò , alcune ed isolate formazioni continuarono ad esistere come testimoniato dalla “Guardia di Parigi” impiegata al fine di mantenere la sicurezza della capitale. Tuttavia nel 1802 venne impiegata nella battaglia di Friedland(l'allora Germania) e nella Guerra Peninsulare.
I suoi appartenenti vestivano l ' uniforme di fanteria di colore verde con mostrine rosse
(1°reggimento) ; e rossa con mostrine verdi (2°reggimento).
Dal 1809 l' uniforme iniziò a standardizzarsi ed infatti un effettivo dell ' epoca indossava l '
uniforme bianca della fanteria (detta del vecchio regime) con mostrine verdi o rosse per distinguere i due reggimenti.
Nel 1812 il corpo fu rifondato ed organizzato con un nuovo ordinamento. Fu infatti suddiviso in tre categorie (Bans) ; la prima composta da uomini di età compresa tra i 20 ed i 26 anni ; la seconda tra i 26 ed i 40 e la terza fra i 40 ed i 60 anni .
Inizialmente furono autorizzate 100 coorti ma queste furono ridotte ad 88 ed ognuna comprendeva 6 compagnie di fucilieri , una di artiglieria ed una di riserva. L ' uniforme adottata era la stessa della fanteria e dell'artiglieria, ma con insegne e bottoni in metallo bianco come ad esempio la caratteristica piastra con aquila imperiale portata sul petto subito sotto al colletto.
Nel gennaio del 1813 la formazione fu inviata in linea ed impiegata in battaglia. Solo 12 legioni facenti parte dell' originale “Guardia Parigina” e piccole unità provinciali continuarono ad esistere ed a svolgere i propri compiti originali. Alcune di queste unità combatterono con grande valore per la difesa della Francia nel 1814.
Sviluppo ed organizzazione :
In ragione della progressiva espansione dell'Impero , Napoleone autorizzò ciascuna provincia e ciascun dipartimento a formare una compagnia di riserva (ausiliaria) dipartimentale basata sul sistema già sperimentato a Parigi.
Queste formazioni indossavano l ' uniforme della fanteria ma nel colore verde scuro con gradi e mostrine rosse, pantaloni, risvolti e panciotto bianchi . L' uniforme si completava con lo shako classico.
I battaglioni dei “veterani” e degli “ invalidi” vennero assorbiti dal 1° e dal 2° battaglione
rispettivamente. A differenza delle altre compagnie, queste due formazioni vestivano l'uniforme di fanteria , sempre di colore verde scuro ma con mostrine e spalline bianche , pantaloni , panciotto e shako rossi.
Le unità distaccate presso le Guarnigioni in territorio d'oltralpe comprendevano per l' Italia: la batteria costiera e la guardia cittadina .
La Guarnigione della batteria costiera era stata già costituita nel luglio del 1810 ed era stata equipaggiata con l ' uniforme di fanteria verde scura con mostrine e spalline nere , bottoni bianchi ,panciotto , risvolti e pantaloni grigi. Al posto dello shako i soldati della batteria costiera indossavano un bicorno ornato da un pennacchio tricolore(bianco-rosso-verde).
La Guardia Veneziana :
Questa formazione era composta da due battaglioni di fanteria ed una compagnia di artiglieria.
I militi della città lagunare indossavano l ' uniforme di fanteria totalmente verde scura – risvolti compresi- con gradi , spalline,mostrine bordi e cordoncini rossi , pantaloni , panciotto e bottoni bianchi. Lo shako di fanteria classico , era ornato dalla coccarda tricolore bianco-rosso-verde . La compagnia di artiglieria aveva la stessa uniforme ma con mostrine,spalline e gradi bordate di rosso.
La Guardia Milanese :
Costituita nel 1811, e poi ufficialmente riconosciuta come Guarnigione (per importanza e numero di effettivi)servì anche in Germania e nel 1814 nella Campagna d' Italia . L' uniforme adottata era quella della fanteria ma di colore blù chiaro con mostrine rosse e risvolti azzurri. I bottoni , i pantaloni, il panciotto erano bianchi ed in questo caso , lo shako era ornato dalla coccarda tricolore bianco-rosso e verde.
La Gurdia Genovese :
La Repubblica Ligure , sin dalla sua nascita – giugno 1797 – fu organizzata sul modello di quella francese . In seguito diventò di fatto (1805) il 28° distretto militare di Francia e di conseguenza anche la Città di Genova fu dotata ; come le altre città del territorio italiano annesse all ' Impero ; di una Guardia per la sicurezza interna ma sempre pronta ad andare in linea . La guardia cittadina genovese indossava la lunga giacca blù con cordoncini e filetti rossi , risvolti e panciotto bianchi , pantaloni blù ed un bicorno con la coccarda della Repubblica Ligure : rossa con una bordatura bianca.
La Guardia Napoletana :
La Repubblica Partenopea era dotata di una Guardia così numerosa ed importante da avere le dimensioni di una Guarnigione vera e propria . Il suo Quartier Generale era “ Castel dell ' ovo” ed i suoi effettivi vestivano l'uniforme della fanteria di colore blù con colletto e risvolti gialli bordati di rosso , mostrine, spalline e gradi rosse bordate di giallo . Il panciotto ed i pantaloni erano scamosciati.
Al posto dello shako , la Guardia Napoletana , adottava un bicorno bordato di bianco con una coccarda rossa e blù al centro e bordata di giallo all ' esterno . Il pennacchio rosso , giallo e blù completava l'insieme.
Note tecniche e storiche:
Un discorso a parte va fatto per le realtà di Parma , Piacenza ed il Piemonte . E' particolarmente interessante notare che il controllo e la sicurezza interna erano garantite da un contingente proveniente direttamente dalla Francia. Le uniformi infatti erano quelle in uso a Parigi senza alcun adattamento specifico.
Le formazioni della Guardia indossavano le tradizionali ghette sino al ginocchio con abbotonatura laterale. La piastra metallica all'inizio era rara poi fu sempre più diffusa fra le formazioni.

APPROFONDIMENTI & RICERCHE STORICHE
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Introduzione :
La continua ricerca storica contribuisce quasi sempre a trovare nuovi spunti interessanti .
A tal proposito merita di essere citato il caso del dipinto trovato presso la Cattedrale del Castello di
San di Giusto a Trieste raffigurante un soldato della Milizia Tergestina . Si presume si tratti di un
Capitano data la ricchezza del suo abbigliamento . Purtroppo al momento della stesura di questo
documento del dipinto non vi sono tracce durante l'ultimo lavoro di raddobbo della Cattedrale .
Approfondimento :
L ' analisi visiva del milite si rivela molto interessante sin dall ' inizio dato che questi risulta
equipaggiato con uno scudo rotondo decorato dalla figura di un drago .
Si tratta di due elementi molto singolari dal momento che in precedenza abbiamo sempre trovato
immagini e descrizioni di scudi classici ( triangolari ) e decorati con il simbolo cittadino o con i
colori del quartiere , sestiere , contrada o porta cui il milite apparteneva .
Come già detto si tratta di due elementi molto interessanti : ed infatti dalla disamina dell ' insieme si
possono desumere varie cose :
– il periodo storico dovrebbe essere collocarsi a cavallo fra il XII ed il XIV secolo
– dato il periodo temporale si denota una forte influenza orientale , dato che sia la foggia dello
scudo che la decorazione del medesimo non sono certamente fonte d ' ispirazione occidentale .
Ipotesi :
Alla luce dei fatti esaminati si possono fare alcune riflessioni su questo piccolo mistero e cioè :
– Si tratta di un milite che ha ereditato lo scudo da qualcuno proveniente dal lontano oriente ,
magari giunto nella penisola italica per mezzo dei traffici commerciali della Repubblica Veneta
– Si tratta di uno scudo ottomano successivamente decorato secondo motivi orientali dopo un
lungo viaggio in quelle terre ( secondo questa ipotesi si potrebbe trattare di un miliziano
veneziano )
– Si tratta di un milite proveniente dalle terre balcaniche ( non si può escludere la possibilità che
si trattasse di uno straniero) che ha portato sul proprio scudo l ' emblema originale della città
che in questo caso potrebbe essere la città di Ljubijana (Lubiana)sita nel settore balcanico orientale
.
Certamente non si possono fare affermazioni certe data la mancanza di alcuni dati , orami andati
perduti , ma con quelli in possesso è possibile comunque stabilire alcuni punti fermi .
Come già detto nel documento relativo alle MILIZIE CITTADINE MEDIEVALI , l ' armatura e
l'equipaggiamento identificano il soldato come un capitano del buon ordine oppure , in ultima
analisi : un capitano di ventura (ovvero un mercenario veterano di mille battaglie e con una storia
passata difficilmente ricostruibile).
Il dipinto , dato il periodo , avrebbe certamente raffigurato un uomo maggior rango con la migliore
armatura in suo possesso ( quelle da parata erano in metallo e spesso finemente lavorate ) .
Ricordiamo a tal proposito che gli artigiani balcanici ( se fosse certa la provenienza geografica )
godono di una tradizione antichissima nella lavorazione dei metalli .
Per maggiore completezza di cronaca dobbiamo però ricordare che il simbolo del drago , così come
riprodotto sullo scudo troverebbe dei riscontri nella simbologia araldica toscana ed in quella della
città slovena di Ljubijana.
Citiamo ad esempio i casi riconducibili alla contrada senese del Drago ; ed il simbolo di una delle
compagnie dei Cavalieri di Pisa che , trova collocazione proprio nella omonima chiesa (Chiesa dei
Cavalieri ) della famosa città ed il simbolo scolpito ai lati del ponte della città slovena
precedentemente citata.
Sicuramente un ' analogia singolare , ma molto interessante ed affascinante !

MILIZIA
Cenni storici :
Formazione militare composta da ogni cittadino idoneo a prestare
servizio.
Egli doveva essere iscritto nella Milizia di quartiere in quella
di un'arte o di un mestiere , oppure ancora in una compagnia
d'arme .Doveva , come principio fondamentale , rispondere alla
chiamata fatta per mezzo di banditori , o al suono
delle campane . La milizia , come fenomeno storico-culturale e
militare di difesa inizia intorno al 1100 . Le formazioni sono
quasi sempre composte da soli fanti poiché solo le città più
ricche possono permettersi anche dei miliziani a cavallo .
Nel 1162 a Milano le milizie sono sei e sono comandate da
“consoli” o “capitani sul buon ordine” mentre a Bologna ad esempio
le milizie sono suddivise per competenza di difesa delle porte .
A Pisa tali formazioni sono divise in “parrocchie”;a Siena in
“contrade” mentre a Firenze, inizialmente in “sesti” (da cui il
termine “sestiere”) e poi successivamente in “quartieri”.
Nei secoli XIV e XV le milizie tendono a perdere importanza anche
a causa dell ' arrivo delle formazioni mercenarie . Tuttavia nel
XV secolo ritorneranno in auge anche se solo come truppe di fanti
.
“ MILIZIA MUGLESANA “
Dal 1260 al 1300 si rilevano tracce di presenza sul territorio
-con specifici compiti di difesa entro le mura – della milizia
muglesana .
La milizia muglesana , come tutte le formazioni militari dell '
epoca e dello stesso tipo , era costituita di soli fanti . Al
comando vi era un capitano ed era suddivisa in “contrade” .
L'equipaggiamento di cui disponeva un uomo in servizio presso la
milizia era assai semplice:sopra alla cotta di maglia talvolta
veniva indossato un corpetto di cuoio. E' bene ricordare che
l'armatura metallica era privilegio di pochi uomini nobili e
ricchi . Ulteriori protezioni aggiuntive,sempre in cuoio, venivano
indossate su gambe e braccia . Molti coscritti poi provvedevano
con propri esborsi (baratti e servizi spesso sostituivano il
danaro) a migliorare l'equipaggiamento.
Le armi e lo scudo con l' effige dell'emblema completavano
“l'uniforme”.
Nel periodo storico collocato fra il XV-XVI secolo , grazie alla
forte influenza esercitata dalla città di Venezia, la milizia
muglesana perse via via efficienza ed importanza sino ad essere
poi progressivamente sostituita dagli “Stradioti Veneziani “ .
“ STRADIOTA “
Termine derivante dal greco “stratiotes” -soldato-.
Dal XV al XVI secolo operava come miliziano mercenario al soldo
della Serenissima Repubblica Veneziana. Quest'ultima assoldava
detti soldati – inquadrandoli poi come cavalleggeri – in
Dalmazia,Bulgaria ed Albania.
Gli Stradioti servirono fedelmente e con onore la Serenissima per
diverse generazioni,con una tradizione che veniva tramandata di
padre in figlio.
Nel 1509 le truppe composte dagli Stradioti parteciparono
all'assedio di Padova .
Gli Stradioti come molte altre formazioni mercenarie – come ad
esempio i “ Lanzichenecchi “ - non disponevano di un uniforme
tipo; tanto che un antico documento databile attorno al 1500-1520,
dichiara giustamente che era molto difficile trovare due Stradioti
che si somigliassero .

M I L I Z I A  C O M U N A L E  A S C O L A N A
LA STORIA :
L' antico Borgo medievale di Ascoli Piceno faceva già parte del
Ducato di Spoleto ed era altresì sottoposto al Governo dei
Vescovi.
Successivamente , Ascoli riuscì ad ottenere lo status di Libero
Comune e con esso la conseguente divisione in “sestieri” del
territorio cittadino . Il Comune veniva amministrato da un
consiglio al cui vertice stavano con pari dignità il “ Magnifico
Messere “ (l'odierno sindaco) ed il Vescovo .
I “sestieri” venivano rappresentati dal Console , dalla Notabilità
del rione , dai nobili e dalle varie corporazioni di professioni e
mestieri .
Pur rimanendo sempre sede vescovile , Ascoli passò poi sotto il
dominio della Signoria dei Malatesta , del Re di Napoli , degli
Sforza, finchè nel 1502 fu incorporata dallo Stato pontificio .
L' ORGANIZZAZIONE :
La Milizia Comunale di Ascoli Piceno era adibita alla difesa delle
mura e delle porte del Borgo , oltre al pattugliamento delle “rue”
(antiche vie ascolane). I sei sestieri (ancora oggi esistenti e
ricordati nella manifestazione culturale e storica del “Palio
della Quintana”)erano: “Porta Maggiore” , “Porta Solestà” ,
“Piazzarola” , “Porta Tufilla” , “Porta Romana” e “Sant'Emidio”
(quest'ultimo, Patrono del capoluogo marchigiano).
Ogni singolo “sestiere” disponeva della propria formazione
militare che confluiva nella Milizia Comunale con la chiamata
(adunata) a mezza della campana della Cattedrale. A capo del
“sestiere” stava un “Console” coadiuvato da uno o più capitani e
da uno o più sergenti:- ciò dipendeva dal numero di effettivi - .
La Milizia Ascolana si componeva di fanti (la maggioranza) e
cavalieri . I fanti a loro volta, fra le proprie schiere contavano
arcieri e balestrieri . La presenza in città di esperti e
raffinati “mastri usbergai”(coloro che realizzavano le cotte di
maglia di ferro) e di fabbri capaci di realizzare armi elmi ed
armature di grande qualità , era senz'altro un notevole vantaggio
.
Da ciò si può dedurre che l' equipaggiamento di un miliziano era
senz'altro di buon livello , anche se era sempre la disponibilità
di danaro che consentiva ad un elemento di garantirsi una
dotazione di qualità . L'alternativa era costituita dal baratto
(molto in voga a quei tempi) o tramite la prestazione reciproca di
servizi (scambio di favori).
Quindi sulla base delle ricerche e degli elementi raccolti si può
affermare che (anche grazie alle numerose testimonianze dell'epoca
e dai dipinti ed affreschi giunti ai nostri giorni) un miliziano
di Ascoli doveva apparire così : - A protezione del capo , un elmo
, il cui tipo e forma potevano variare (pentolare, zuccotto ecc.);
una cotta di maglia di ferro per il tronco superiore completa di
maniche lunghe e cappuccio e talvolta anche di gambali . Ulteriori
protezioni in metallo o cuoio venivano indossate a tutela di
gomiti e ginocchia così come un corsetto di cuoio (rigido o
morbido) senza maniche su cui ricadeva poi la sopraveste recante
l'effige del Comune o del sestiere di appartenenza .
Lo scudo di legno rivestito di cuoio e pelle era decorato con i
colori ed i simboli del sestiere o del Comune in relazione a
quanto riportato sulla sopraveste .

LA MILIZIA TERGESTINA

IL PERIODO STORICO
Le prime notizie sulla presenza di formazioni militari
organizzate operanti a Trieste , con compiti di vigilanza a difesa
delle mura cittadine , risalgono al periodo storico compreso fra
il 1287 ed il 1291 (non si tratta ancora di una milizia vera e
propria ).
La comparsa di queste prime formazioni è profondamente
vincolata all'azione dell' esercito veneziano che darà poi vita ad
un lungo ed aspro conflitto armato .
Solo con la pace di Treviso sancita nel 1291; grazie
all'importante opera mediatrice della città di Padova ; Trieste
(allora nota come Tergeste ) otterrà la pace e con essa lo status
di Comune e godrà altresì dell'alto patrocinio dei Patriarchi di
Aquileia .
Purtroppo però, la guerra contro Venezia aveva profondamente
indebolito le difese della città portuale . Infatti tutte le sue
fortificazioni erano andate perdute .
Nel 1369 Trieste subì un ennesimo attacco veneziano sfociato
in un pesante ed incessante assedio totale (via mare e via terra )
che la portò ad essere conquistata e sottomessa. Nonostante la
caduta , Trieste -grazie a qualche sacca di resistenza – mantenne
le truppe Veneziane , frequentemente impegnate. Con il trattato di
Torino stipulato nel 1381 , Trieste vide riconosciuta la propria
libertà , ache se si continuarono a registrare sporadici ma
violenti scontri con le truppe della Serenissima che mai aveva
definitivamente rinunciato al controllo della città giuliana .
Nel 1382 – proprio a causa di questa situazione – Trieste si
vide costretta a porsi sotto la protezione dei Duchi d' Austria al
fine di riuscire ad ottenere maggiori garanzie di libertà ed
indipendenza .
LA NASCITA DELLA MILIZIA
Dall ' analisi di questi brevi ma significativi cenni
storici è facile comprendere come il momento e gli eventi
descritti ad esso collegati , spinsero l ' eterogenea popolazione
ad organizzarsi militarmente per la difesa delle proprie genti in
formazioni dette milizie cittadine .
Nel caso di Trieste , la costituzione di una forza militare
organizzata e disciplinata da regole – la Milizia Tergestina –
avvenne nel 1291 come conseguenza diretta della pace di Treviso e
dopo il riconoscimento dello status di “Comune”. L'ordinamento
giuridico di “Comune” infatti,consentì alla città di dotarsi di un
organismo al tempo stesso competente in ambito politico e
militare. Con la nascita dell 'Istituzione Comunale , Trieste potè
dare vita ad una formazione militare come la “milizia a piedi”-la
più numerosa e costituita da elementi del popolo e la “milizia a
cavallo” , composta dagli elementi della società feudale cui il
Comune era riuscito ad aggregarsi.
L ' ORGANIZZAZIONE DELLA MILIZIA
Anche a Trieste – come del resto nelle altre realtà italiane –
ogni cittadino valido per prestare servizio , doveva essere
iscritto nella Milizia Cittadina . Quest'ultima si suddivideva in
Milizia di quartiere , in Milizia di un'arte , di un mestiere o di
una compagnia d' arme ma doveva sempre e comunque rispondere alla
chiamata fatta con i Banditori o con il suono delle campane .
A capo della Milizia stava un Capitano per ciò che concerne la
formazione di fanteria ed un Console per la cavalleria .
L' equipaggiamento differiva notevolmente fra le due forze
perchè all ' epoca (1300) ed è bene ricordarlo la dotazione era a
carico integrale del miliziano stesso ed ovviamente la
disponibilità economica era senz'altro un fattore determinante .
Certo alcuni cittadini sopperivano a tali carenze economiche
svolgendo lavori e servizi oppure attraverso meri baratti .
Quindi si può affermare che l' uso della “cotta di maglia di
ferro” era normalmente in uso, se nella città vi era un
“usbergaio”(colui che artigianalmente realizzava la cotta ) ma per
la maggioranza dei membri della milizia a piedi era molto più
facile e meno dispendioso equipaggiarsi con una protezione di
cuoio lavorato , magari imbottita per combattere anche i rigori
del clima invernale . Un miliziano risultava vestito con una
“armatura” in cuoio portata sugli abiti di tutti i giorni ; con la
sopraveste riportante l' insegna della città (nel caso specifico
l'alabarda bianca in campo rosso ).La sopraveste già in uso dal
1150 ricopriva il petto e la schiena e veniva indossata
sull'armatura di cuoio . L' equipaggiamento variava davvero poco
da un miliziano all'altro , chi poteva permetterselo utilizzava
protezioni aggiuntive (quasi sempre in cuoio) sistemate sulle
spalle e sulle ginocchia . L'uso dei guanti era molto diffuso così
come l'elmetto a forma di pignatta (tipo di elmetto già noto sin
dal 1200) . Le armi solitamente erano piuttosto eterogenee e
variegate : si andava dalla spada (1150) , alla mazza con testa
flangiata o turca (1250) , alla daga e all' ascia molto comune fra
chi combatteva a piedi . Naturalmente non mancavano le armi lunghe
quali la lancia o l ' alabarda . Lo scudo era un importante
elemento di protezione cui nessun miliziano poteva permettersi di
rinunciare ed era realizzato in legno e cuoio. Su di esso
compariva l'insegna della città o l'araldica della propria casata
nel caso si fosse trattato di un cavaliere .
La milizia a piedi era comandata , come già detto , da un
capitano coadiuvato da vari sergenti . Costoro spesso potevano
sfoggiare delle interessanti varianti al proprio abbigliamento
come ad esempio : corsetti in metallo , cotte di maglia , elmi
integrali , mantelli e via discorrendo .
I segenti inoltre , ricoprivano il livello intermedio esistente
fra i semplici miliziani ed i capitani . Non si esclude la
possibilità di qualche sergente a cavallo ma certamente si
trattava di pochi ed isolati casi .
IL FIGURINO
Premetto che riuscire a riprodurre in scala un Miliziano
Tergestino del 1300 è stata una vera sfida ed un punto d'orgoglio
esserci riuscito . Dico questo basandomi su elementi oggettivi ,
infatti il materiale relativo alla documentazione storica è
davvero scarso e di difficile reperibilità . Specialmente per ciò
che riguarda l'aspetto descrittivo delle uniformi, delle armi e
degli equipaggiamenti. Tutti questi dati vanno spesso interpretati
consultando quante più fonti possibili ma sempre con “ratio et cum
granu salis “ .
A tal proposito devo ringraziare il sig. Lucchetti di “SOLDIER”
per lo studio sulle armi del periodo; il sig. Sciarrillo per la
ricerca storica e per i dettagli tecnici relativi alle formazioni
militari del 1300; l'Istituto per gli Studi Storici del Comune di
Ascoli Piceno ed il sig. Blank ,modellista professionista presso
il Museo di Stoccolma per la gentile e preziosa collaborazione
fornita.
La miniatura è riprodotta in 54 mm (misura pressochè standard a
livello internazionale nel settore modellistico) e rappresenta un
capitano in servizio presso la milizia a piedi . Il suo
equipaggiamento ed il suo abbigliamento lo elevano senz'altro di
rango rispetto ad un semplice componente della ben nota formazione
militare( la presenza della cotta di maglia di ferro , la spada ed
altri dettagli riprodotti aiutano ad identificarlo come tale). Il
soggetto da me realizzato è direttamente ispirato ad un dipinto
del 1300 e per molti anni esposto nella Cattedrale di San Giusto a
Trieste .Il capitano in oggetto inoltre presenta alcune
interessanti peculiarità che meritano un ulteriore approfondimento
storico e culturale. Pur risultando regolarmente inquadrato nei
ranghi della “Milizia cittadina”-come per altro indicato dalla
sopraveste- egli ha voluto e potuto mantenere sullo scudo e sul
vessillo della lancia le insegne della propria città
d'origine:Ljubijana(Lubiana) grazie ai privilegi dello status cui
appartiene.
Il resto è pura cronaca : si tratta comunque di un impegno che ha
richiesto più di 100 ore di lavorazione ed attività pittorica ,
condite da ricerca storica ed approfondimenti tecnici e storici
per poter realizzare i più minuti dettagli.
La collocazione del figurino su di una basetta finemente lavorata
e completata da un ambiente riproducente un tratto delle mura del
Castello di S.Giusto aiutano a valorizzare il lavoro di
costruzione e colorazione , dando all'osservatore una visione più
chiara e comprensibile del periodo storico e degli scenari in cui
si muovevano gli uomini dell'epoca .

G U A R D I A  S V I Z Z E R A
La Storia :
Già dal XIV° secolo si hanno notizie di un certo numero di
soldati svizzeri in servizio presso la Santa sede .
La costituzione del corpo delle guardie svizzere viene comunque
fatta risalire al periodo storico del 1505 , allorchè il Papa
Giulio II° autorizzò l' arruolamento di 200 soldati svizzeri per
la custodia dei palazzi papali a cui altri se ne aggiunsero
successivamente .
Oltre ai compiti di custodia in seguito si aggiunsero quelli
relativi alla vigilanza delle mura e delle vie in prossimità dei
palazzi stessi .
La guardia svizzera conobbe l ' apice della gloria e della fama
con l ' eroica difesa , protratta sino al sacrificio dell ' ultimo
uomo , del Papa durante il “sacco di Roma” operato a maggio nel
1527 dai Lanzichenecchi Luterani che ridussero con le loro
violente scorrerie la popolazione capitolina di quasi 20.000 unità
.
La riorganizzazione del corpo si ebbe per mezzo si San Pio X nel
1914 e successivamente nel 1959 ad opera di Giovanni XXIII .

MILIZIA CITTADINA SENESE
LE ORIGINI STORICHE :
La città toscana di Siena ha importanti testimonianze storiche
relative alla Milizia Cittadina già a partire dal 1147 quando
cioè, era amministrata secondo lo status giuridico del
“Consolato”. In questo contesto la città visse un periodo
particolarmente favorevole grazie anche all'azione politica di
Federico Barbarossa che favorì Sinea con molte leggi e con
l'acquisizione di importanti territori; fra i quali spiccano le
miniere d' argento di Montieri . A ciò si deve il consistente
aumento di monete coniate e la crescita delle contrade che ne
compongono il territorio cittadino (ripartito in tre terzi) a 59.
I compiti della Milizia Cittadina non muteranno nel corso dei
tempi e resteranno sempre quelli di vigilanza e difesa delle mura
e dei pascoli esterni del bestiame e dei cavalli .
Nel 1199 il regime del “Podestà” sostituisce quello dei “Consoli”
(nel 1236 il Podestà verrà affiancato da un consiglio di 24
servitori del popolo) e tale forma di governo rimarrà in vigore
sino alla metà del XV° secolo . Con questo mutamento giuridico
amministrativo , le Milizie vengono poste sotto il comando di un
“Capitano sul buon ordine”.
Il primo è più importante fatto d'arme che testimonierà a lungo
l'efficienza delle formazioni militari senesi si avrà nel 1260 con
la clamorosa vittoria riportata ai danni di Firenze nella
battaglia di Montaperti .
Le 59 contrade si sono nel corso dei tempi ridotte a 17 , ma
alcune delle soppresse sono ancora oggi ricordate ed omaggiate
nel corso del Corteo Storico del Palio . Per onore di cronaca le
contrade soppresse a tutt'oggi ricordate sono : Spada forte ; Orso
; Vipera ; Gallo , Leone e Quercia .
L'ORGANIZZAZIONE DELLA MILIZIA :
Grazie alle proprie risorse economiche e all ' influenza
dell'esercito del Barbarossa , la Milizia senese ; composta
inoltre da una ben addestrata cavalleria ; era senz' altro fra le
meglio equipaggiate del periodo . Tutti i suoi armati erano dotati
di cotta di maglia di ferro – è bene ricordare che in altre realtà
contemporanee questà era una rarità dato che era il cuoio a farla
da padrone - .
Ogni singola contrada poteva contare su di una organizzazione
capillare : il fabbro realizzava le armi e le armature ;
l'usbergaio le cotte in maglia di ferro ; il barbaresco accudiva i
cavalli e così via.
La Milizia a Siena era come noto divisa in Contrade e a capo di
ogni contrada vi era prima un Console e poi dal 1199 da un
Capitano coadiuvato nelle proprie mansioni da vari Sergenti . Il
numero di questi variava in base alle dimensioni della Contrada .
La contrada dell' Aquila :
Al momento di realizzare il figurino riproducente un cavaliere
senese mi sono trovato nell'imabarazzo della scelta : avevo ben 17
contrade ; senza tenere conto delle soppresse ; fra le quali
scegliere .
Alla fine , anche per sottolineare l'importante azione svolta dal
Barbarossa nei confronti della città toscana ho optato per la
contrada dell' “Aquila” che ha ereditato il simbolo araldico
proprio da sua maestà Federico I°.
L ' “Aquila” aveva fra le proprie fila le compagnie militari di
“San Pietro in Castelvecchio “ ; “Del Casato di Sopra” e di “
Aldobrandino del Mancino “ .
La Santa protettrice della contrada è sempre stata la Santa
Vergine Maria la cui ricorrenza cade l' 8 settembre . Il mestiere
di riferrimento è quello dei Notai mentre il motto recita
:-”Dell'aquila il rostro , l ' ugna , l'ala .”-
I colori della contrada sono il giallo oro ornato di nero ed
azzurro . Il Simbolo araldico è l ' aquila bicipite che stringe
fra gli artigli un globo , uno scettro ed una spada .
La miniatura storica :
Prima di passare alla mera descrizione del lavoro svolto è
necessario rivolgere un particolare ringraziamento al dott. Mario
Venturi , grande esperto storico del periodo in esame e pregevole
autore di opere letterarie e modellistiche medievali (“La
battaglia di Montaperti” e “La battaglia di Campaldino”) , la cui
collaborazione si è rivelata preziosissima sia sotto il profilo
modellistico (consigli e ragguagli) sia sotto il profilo storico .
Altri ringraziamenti vanno agli “Amici della piazza di Siena” a
tutto il Comune della città ed ai contradaioli che hanno fornito
interessanti e pittoreschi cenni storici grazie agli archivi dei
propri musei .

M I L I Z I A  C O M U N A L E  G E N O V E S E
La storia :
Nell'ambito dello studio e della ricerca storica sulle milizie
comunali e cittadine , risulta particolarmente interessante
analizzare la milizia comunale genovese .
Infatti , nel 1335 , la Milizia della città di Genova
rappresentava una forza militare di prim'ordine . Aveva per
numero di effettivi le dimensioni di un esercito vero e proprio ed
aveva già dimostrato dal 1261 tutta la sua forza nei numerosi
scontri con Venezia per il controllo dell ' immenso mercato
commerciale del Mar Mediterraneo .
La guerra ininterrotta con Venezia , aveva modificato i normali
compiti solitamente sostenuti da una formazione militare come la
Milizia cittadina che si era dovuta trasformare in una forza di
fanteria statica o quantomeno difensiva , impiegata specialmente
negli assedi .
La Milizia comunale si componeva di “Palvesari” , “Arcieri” e
“Balestrieri”. Queste tre differenti specialità d'arma
interagivano in modo assai efficace.
I “Palvesari” equipaggiati con grandi scudi detti “Pavesi” o
“Palvesi” , provvedevano a proteggere gli “Arcieri” ed i
“Balestrieri” durante la battaglia , mentre scoccavano frecce e
dardi. Il “palvese” o “pavese” che dir si voglia era un grande
scudo rettangolare in grado di proteggere due armigeri . Lo scudo
era realizzato con vimini intrecciati ricoperto di cuoio e bordato
in ferro . Solitamente era decorato con immagini di Santi
protettori o con gli emblemi della città .
Gli “Arcieri” ed i “Balestrieri” potevano al riparo di questi
scudi portare il loro attacco . Certamente i “Balestrieri” erano
senz'altro i più temuti dagli eserciti nemici: infatti a
differenza dell'arco(tranne forse quello ottomano),il dardo di una
balestra era in grado di perforare anche una corazza metallica .
Grazie all'alleanza con la Francia , Genova inviò al fianco di
Filippo IV di Valois a Crécy il 26 agosto del 1346 il proprio
esercito sotto il comando del valoroso Ottone Doria contro le
armate di Edoardo III d' Inghilterra , in quello che sarà il primo
fatto d' armi nella guerra dei cento anni .
L'esercito francese più numeroso rispetto al nemico inglese fu
costretto , malgrado tutto ad una inaspettata quanto imprevedibile
ritirata . Infatti , Edoardo III impiegò per la prima volta in
occidente dei cannoni ottenendo una clamorosa vittoria.
Nonostante la clamorosa sconfitta rimediata a Crécy l 'esercito
genovese nel corso della storia e della sua continua lotta con
Venezia sostenne memorabili battaglie in ogni dove , dimostrando
tutto il proprio valore : Curzola 1298 , Pola 1379 e Chioggia 1378
e 1381 .
Al termine della terribile ed aspra battaglia di Chioggia del
1381 , Genovesi e Veneziani giunsero con il “Compromesso di
Torino” stipulato lo stesso anno ad una sorta di pace armata ;
necessaria alle rispettive parti per riorganizzare le forze .
La Milizia comunale di Genova del 1300 è ancora oggi ricordata
come il più forte esercito del periodo storico in esame che
dovette poi soccombere , suo malgrado , di fronte allo sviluppo
delle armi da fuoco .
La Milizia Comunale :
I Miliziani dell' esercito genovese erano organizzati oltre che
per specialità d' arma anche per mestieri e porte .
A capo delle varie formazioni stava un capitano coadiuvato da
alcuni sergenti . Prevalentemente organizzata come milizia a piedi
l'esercito genovese equipaggiava i suoi soldati in modo assai
semplice : La cotta di maglia di ferro era portata sotto ad un
corsetto esterno in cuoio. L'abbigliamento leggero , compensato
dalla protezione garantita dagli scudi (i famosi palvesi)era
voluto in modo da favorire il massimo della mobilità sul campo ;
anche gli elmi privi di celata consentivano un' ottima visuale del
soldato durante lo svolgersi della battaglia .
Ogni elemento era poi armato con una daga corta e talvolta con
una spada . Solo i “Palvesari” portavano oltre allo scudo un '
arma lunga che poteva essere una lancia , una picca oppure una
alabarda .
Interssanti descrizioni dei militi genovesi ci vengono fornite
dall'analisi di un dipinto del 1340 presente nel castello di AVIO
(TRENTO)Giovanni da Campione .
NOTA STORICA :
La “balestra medievale” derivata dalla balestra romana , grossa
macchina bellica basata sulla forza di una corda tesa da un arco
ed atta a lanciare sassi o frecce , se ne differenzia per le
dimensioni ridotte .
L' uso della “balestra” , più precisa di un arco , necessitava di
grande perizia ed abilità . Ecco perchè gli armati di “balestra”
rappresentavano una vera élite .
La tradizione dei “balestrieri genovesi” era molto radicata nel
Medioevo , questi erano infatti considerati reparti scelti di
fanteria in appoggio alla cavalleria , poiché potevano impegnare e
decimare le forze avversarie già da grande distanza .
Secondo una legge emanata nel 1291 nessuna “galea” mercantile
poteva navigare oltre Portovenere se non aveva almeno 20
balestrieri a bordo . Le leggi delle colonie genovesi di Crimea ,
che si estesero a tutto il Mediterraneo , prevedevano fino al 1317
norme di sicurezza contro i pirati affidando la protezione delle
navi proprio ai balestrieri .
L' equipaggiamento di un balestrieri consisteva in una balestra
del peso di 6 kg , faretra e verettani (circa 20) per un peso di
altri 2 kg e poi una cotta di maglia di ferro per il busto , un
elmo (cervelleria) ed un pavese . Non risulta che avessero una
divisa precisa , tranne in qualche speciale occasione in cui più
armati indossavano casacche dello stesso colore .

Alessandro Artico "Iceman"

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